Archivio | marzo, 2013
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Realtà aumentata: tra quanto?

28 Mar

Realtà aumentata: prendere ispirazione da Google Glass per immaginarsi una quotidianeità forse non così lontana.

Corto di Eran May-raz e Daniel Lazo

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Magdalena Abakanowicz

26 Mar

Oggi parliamo di una scultrice polacca: Magdalena Abakanowicz. Negli anni Settanta e Ottanta, produsse una serie di figure / non-figure umanoidi fatte di pezzi di saio grezzo, uniti da resina sintetica.

Ecco un esempio di questa sua ricerca dell’astratto e dell’ambiguità:

magdalena abakanowicz

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Emptyset – Function

21 Mar

Artista: Emptyset
Disco: Demiurge
Etichetta: Subtext Recordings

 

http://subtextrecordings.net/

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Immaginazione a fiumi, pensieri a frotte, pastello e velluto di Umberto Stefanelli

20 Mar

Immaginazione_a_fiumi_pensieri_a_frotte_PG

 

 

Equilibrio impeccabile, dubbi amletici, presunta saggezza, progetti fotografici seriali, bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti.

Proiezioni irresistibili con la complicità di ascensori a capienza limitata.

Triangoli in curva, boys in controsterzo, sorelle non gemelle, cugine più che cugine.

Immaginazione a fiumi, pensieri a frotte, pastello e velluto.

Geografia di donna con mano ferma e viso da favola.

Umberto Stefanelli
Photo Geisha
http://www.photogeisha.org/

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Thinking inside the Box – Magnus Berglund

19 Mar

Al TED di Göteborg ha partecipato Magnus Berglund, sostenendo che niente è impossibile e quando non ce la fa a sfidare se stesso, spinge oltre i suoi limiti come marketing strategist. Per questo TED, Berglund ha preparato un test tradizionale in un modo decisamente non convenzionale.

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Julien Pacaud – Folded Time

18 Mar

julien pacaud folded time

 

Oggi parliamo di un artista ed illustratore francese, Julien Pacaud.
Ecco la sua bizzarra biografia: Julien Pacaud is a french artist and illustrator, currently living in Le Mans, France. Before becoming an illustrator, he was, by turns : an astrophysician, an international snooker player, a hypnotist and an esperanto teacher. He hopes he can someday have enough free time to devote himself to his real passion : time travel.

http://www.julienpacaud.com

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Heart to Mouth

15 Mar

Bart-Hess

L’artista olandese Bart Hess propone la sua versione viscerale dell’icona amorosa per eccellenza: il cuore. Tra la fetish fashion hi-tech e la pop art contemporanea di Jeff Koons.

Sheath your arrows: the voluptuous red heart, international symbol of love, is reimagined in this a visceral new short by genre-defying Dutch artist Bart Hess. With echoes of high-tech fetish fashion and Jeff Koons’ contemporary pop art classic “Hanging Heart,” Hess’ latest video stages a Sapphic encounter from within crimson latex balloons. “I want to create a tension between the body and material—almost as though they become one,” says the multidisciplinary creative, whose work at the edge of sensation has included collaborations with Nick Knight and Lucy McRae, a neon fantasy for Tod’s and a head-to-toe slime outfit for the artwork to Lady Gaga’s last album Born This Way. Here Hess turns to fringe science, confessing a fascination with the mysterious phenomenon of autonomous sensory meridian response (ASMR). “It’s a physical sensation that most people describe as a tingling in the head or a ‘brain orgasm’ that can be caused by all kinds of sounds,” he explains of the intense experience, which, if you believe its proponents, can be provoked by online uploads of mundane tasks. “One video that definitely triggers something with me is of a woman playing with a balloon. Together with an amazing team I translated the idea into my own short.”

What material are the balloons made from?
Bart Hess: They’re actually just normal balloons, but giant. I wanted to create the feeling that the balloons were made of fluid metal, so we made them really shiny with loads of lube.

Could the models breathe in there?
BH: Yes, of course! We tested with the balloons for weeks to make sure it was safe. You can actually stay in there for about 10 minutes but for the shoot we only did takes of two minutes. We were really lucky with the models—they weren’t scared at all and knew how to pose, even with two-meter balloons on their heads.

Any risqué anecdotes from the set?
BH: We were shooting this amazing shot of the girls’ interaction. After some minutes I felt the models should get some fresh air. With my Dutch accent I said “Girls it is time to breathe now!” Awkwardly, the girls thought I said, “Girls, it is time to breed now!”

Fonte e link diretto: http://www.nowness.com/day/2013/2/12/2811/lovefest–heart-to-mouth

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BE-muri della mia città

14 Mar

murodora

 

Muri che assumono la forme dell’essere, BE. Contaminazioni temporali sulla stessa tela, a strati sovrapposti, intersecati, simbiotici. Pareti che da pubbliche diventano personali e tornano pubbliche.
Immagini dalle molteplici letture che l’autore lascia libere ad ogni interpretazione, proprio come i veri muri che ci circondano, i cartelli, le scritte originali e quelle ritoccate da sconosciuti per cambiare messaggi e tutto viene messo lì perchè un passante attento o distratto possa vederci ciò che vuole.
Oggi vi presentiamo l’esposizione di Mujelli Adriano che resterà presso l’Arena studio d’Arte fino al 16 marzo.

“L’artista ci trasmette la sua visione attraverso degli “stralci”, dove passato e presente si fondono dandoci l’emozione del “BE”, essere.

Inaugurata il 2 marzo alla Galleria Arena studio d’arte in Via Guglielmo Oberdan 14 a Verona, l’esposizione delle opere del veronese Mujelli Adriano è intitolata “BE-muri della mia città”.

L’artista, nato a Verona nel 1972, è figlio d’arte e, sollecitato dall’ambiente familiare, ha affinato le sue doti frequentando il liceo artistico conseguendo il diploma nel 1989; per completare il suo percorso artistico formativo si è laureato all’Accademia di Belle Arti “G.B. Cignaroli” di Verona nel 1994.

La sua carriera artistica ha più sfaccettature, ed egli dà il meglio di sé sia nell’espressione creativa del design del gioiello sia nella ricerca pittorica. Molti sono gli influssi visivi che ispirano l’artista, fra storia e cemento, marmo e smog, insegne luminose e affreschi, cartelloni pubblicitari strappati e muri scrostati, tutti addizionati e trasposti nelle sue opere.

BE-muri della mia città”, titolo della mostra, sono l’espressione della fusione delle esperienze maturate nel tempo. La continua evoluzione di questi intonaci cittadini, che fanno da sfondo alle opere, sono fonte di ispirazione e filo conduttore del particolare percorso artistico, lasciando all’occhio dell’attento visitatore la lettura del messaggio attraverso il segno che l’artista lascia.

Orari apertura al pubblico: 10.00-12.30 16.00-19.30. Ingresso libero.”

http://www.cocun.it/trendvisions/arte/135-be-muri-della-mia-citta-personale-di-mujelli-a-verona

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Density of Connections con URBANSLOW

13 Mar

bondeno rete9

 

Oggi ci siamo fermati sulle installazioni realizzate da URBANSLOW, che vanno ad analizzare il concetto di rete “intesa in senso fisico e immateriale, per rappresentare l’impronta delle relazioni sul territorio e il concetto di come l’azione di più persone all’interno di una comunità possa generare un progetto”.
Oltre ad essere di per sè suggestive le installazioni ci piaceva condividere con voi il concetto che è poi alla base anche dei nostri principi. La voglia di creare connessioni, reti, che portino alla creazione e sviluppo di nuove idee, di una nuova cultura.

DENSITY OF CONNECTIONS
_in collaboration with Elena Scaratti

It’s a series of installations made with recycled yarn, to represent the footprint of the relations on the territory. The network, understood as the structure of meshes and nodes, symbolizes individuality together and connected whose actions, as well as the wires joined to each other, assume forms and configurations changing.

http://urbanslow.com/projects/densityofconnections/

 

rete chiari 05

Citazione

Inside the Box per Ida Angelini

12 Mar

Oggi pubblichiamo una bella riflessione scritta da Ida Angelini, che ringraziamo ed abbracciamo.

flowersCosa metterei in the box?

I libri della mia vita, ma proprio tutti, e assieme a loro il profumo della carta stampata e l’emozione mista al
piacere di aprirli nuovi, intonsi, con la promessa di portarmi in mondi altri dell’anima e dello spazio.

Le pareti sporche di fumo del camino sulle quali costruivo storie meravigliose e fantastiche guardando gli
arabeschi formati dal tempo e dalla caligine.

Le corse in bicicletta, sul seggiolino, e i pedali spinti dalla mamma che mi portava a trovare la nonna nella fattoria.

L’aia con il chiocciare delle galline, la superbia del gallo e il trufolare del maiale in fondo.

Quella piccola bambina che, in vacanza in campagna, portava da bere ai contadini nei campi e piangeva perché i bicchieri e la bottiglia del vino erano troppo pesanti ed erano caduti, quella tenerezza… della consolazione e le risate dei grandi che sminuivano l’accaduto.

Le parole maliziose per suscitare un sorriso malizioso, sussurrate dalla zia ai miei, mentre fingevo di dormire sul divano e non “capire” perché “ero troppo piccola”.

La felicità della zia quando, sola di notte per i turni del marito, mi coccolava gioiosa per la compagnia che le “concedevo” nel suo lettone e io vivevo momenti di tranquillo e sereno protagonismo specchiandomi smorfiosa nell’anta dell’armadio in fondo alla lettiera.

Le giornate trascorse all’Arsenale durante le feste di santa Barbara e i complimenti che i militari facevano al papà per avermi portata con sé.

I giochi sciocchi e un po’crudeli di papà e zii quando, scherzando, fingevano di perdermi in via Mazzini e io mi giravo spaurita e perduta finché, al limite delle lacrime, loro saltavano fuori ridendo e abbracciandomi.

Le poesie che recitavo in tram, per far felice papà, ma che poi mi stancavano e non volevo ammetterlo per non rattristarlo.

Quell’odore intenso di arancia che avvertiva l’arrivo di Santa Lucia e quel batticuore di paura buona che mi dava spostarmi di stanza in stanza quando sapevo che avrei potuto incontrarla.

La felicità di ricreare le stesse emozioni nelle mie bambine, assieme alle trovate che con il loro papà cercavamo per rendere fiabesca e indimenticabile la loro infanzia.

Il sapore dell’autunno nell’aria del paese e l’espandersi di odore di legna bruciata tra i rigagnoli di fumo grigio che uscivano dai tetti.

La notte di natale con i fiocchi di neve sulle strade argentate solo dalla luna.

Le letterine piene di lustrini con paesaggi invernali sognanti, messe sotto il piatto di papà, nei giorni di festa e quelle scritte solcate con diligenza: “Voglio tanto bene a te e alla mamma e farò sempre la brava” .

Una moto amata e odiata, le corse su strade asfaltate e sterrate, protetta e soffocata fra mamma e papà, con gite su colline e montagne e pic nic su prati verdi pettinati da soffi di vento con tranquilli pascoli brucati da mucche dagli occhi languidi e mammelle piene.

Vorrei mettere dentro la scatola una spilla preziosa che ricordo in modo sfumato, ma che è rimasta fra l’erba di quei prati e che ha fatto tanto piangere la mamma e tornare a cercarla inutilmente il papà, il giorno successivo.

E un toro? Ancora non si sa, ma qualcosa di imbufalito che si mise a rincorrere la mamma in sottoveste rossa mentre si precipitava disperata giù dal versante della collina.

La mia prima cartella blu con le righe nere, buttata solo dopo che il tempo e l’usura totale l’avevano sventrata e il sollievo di quella volta che, ultimo giorno di scuola, all’entrata di casa, l’ho fatta volare fino in fondo al corridoio.

La prima commedia teatrale a cui ho assistito da piccola e che mi ha così coinvolto da credere che fosse tutto vero quello che veniva rappresentato.

Il campo di bocce e il bordo dove passavo le serate della domenica in braccio alla mamma, a tifare per la boccia del papà, che andasse più vicino al boccino di quella degli avversari.

La canzone di “Pinocchio” che cantavo a mio fratello piccolino mentre orgogliosa lo stringevo in braccio e lo facevo saltellare spupazzandolo e soffocandolo di baci.

La visione, a sorpresa, di un ragazzo seduto sul terrazzo, con la testa piegata su un libro, in una tiepida giornata d’estate, e la sua immediata decisione di accompagnarmi a casa, in bicicletta raccontandomi di sé e del prossimo suo futuro.

Una palla di neve, pressata e fredda che in un tardo mattino d’inverno, in una delle mie prime gite indipendenti in montagna, mi è arrivata in faccia come un bolide provocandomi lacrime di dolore di rabbia, ma anche sorpresa per essere stata “mirata” dal ragazzo che in qualche modo aveva già rapito i miei pensieri e che poi si è volontariamente sottoposto alla pena di essere “lavato” per pareggiare e tornare a guardarci senza broncio.

La nebbia magica che avvolgeva, d’autunno, le nostre passeggiate e il vapore dei nostri aliti che si confondevano nell’aria.

L’inebriante profumo delle serate di maggio quando noi ragazzi uscivamo con la scusa del rosario nelle piazzette e poi ci ritrovavamo a chiacchierare e ridere di niente e di tutto.

Un bouquet di roselline e tuberose offerto velocemente il mattino del 2 ottobre e stretto poco dopo fra le mani mentre entravo in chiesa.

Le tortore che hanno volato ben auguranti il giorno delle nozze e che poi ogni mattino si posavano sul davanzale della finestra della camera tubando l’amore loro e nostro.

La felicità di completezza di donna la prima volta che ho stretto al petto ognuna delle mie bambine.

La figura di giovane papà che con tenero amore sostiene il capo della sua piccola nata da poco, mentre nella vaschetta del bagno sgambetta forsennata lavandoci dalla testa ai piedi e facendoci toccare il cielo con un dito.

Dei peluchi bianchi di barba apparsi subito dopo essere diventato papà per la seconda volta e la tenerezza provata per la forte emozione coinvolgente nella stretta delle mani.

Un libro scritto con uno pseudonimo che mi ha coinvolto totalmente e resa orgogliosa di partecipare alla correzione e alla pubblicazione.

I quadri che nel tempo hanno segnato i passaggi di vita.

Le tartarughe che prolificano nel nostro giardino.

I viaggi di emozioni e scoperte.

Le fotografie di noi in casa e nel mondo.

La musica che espande le note nell’aria della nostra casa e che con amore e condivisione mi viene spesso “regalata” per “regalarla”, nei momenti di scuola, ai miei bambini con l’intento di risvegliare in loro le emozioni che hanno già, ma spesso sono sopite.

Gli abbracci caldi protettivi consolatori ricevuti e dati perché possano essere sempre la trama e l’ordito di un tessuto colorato di primavera con cui vestire l’anima in ogni momento.