Citazione

Inside the Box per Ida Angelini

12 Mar

Oggi pubblichiamo una bella riflessione scritta da Ida Angelini, che ringraziamo ed abbracciamo.

flowersCosa metterei in the box?

I libri della mia vita, ma proprio tutti, e assieme a loro il profumo della carta stampata e l’emozione mista al
piacere di aprirli nuovi, intonsi, con la promessa di portarmi in mondi altri dell’anima e dello spazio.

Le pareti sporche di fumo del camino sulle quali costruivo storie meravigliose e fantastiche guardando gli
arabeschi formati dal tempo e dalla caligine.

Le corse in bicicletta, sul seggiolino, e i pedali spinti dalla mamma che mi portava a trovare la nonna nella fattoria.

L’aia con il chiocciare delle galline, la superbia del gallo e il trufolare del maiale in fondo.

Quella piccola bambina che, in vacanza in campagna, portava da bere ai contadini nei campi e piangeva perché i bicchieri e la bottiglia del vino erano troppo pesanti ed erano caduti, quella tenerezza… della consolazione e le risate dei grandi che sminuivano l’accaduto.

Le parole maliziose per suscitare un sorriso malizioso, sussurrate dalla zia ai miei, mentre fingevo di dormire sul divano e non “capire” perché “ero troppo piccola”.

La felicità della zia quando, sola di notte per i turni del marito, mi coccolava gioiosa per la compagnia che le “concedevo” nel suo lettone e io vivevo momenti di tranquillo e sereno protagonismo specchiandomi smorfiosa nell’anta dell’armadio in fondo alla lettiera.

Le giornate trascorse all’Arsenale durante le feste di santa Barbara e i complimenti che i militari facevano al papà per avermi portata con sé.

I giochi sciocchi e un po’crudeli di papà e zii quando, scherzando, fingevano di perdermi in via Mazzini e io mi giravo spaurita e perduta finché, al limite delle lacrime, loro saltavano fuori ridendo e abbracciandomi.

Le poesie che recitavo in tram, per far felice papà, ma che poi mi stancavano e non volevo ammetterlo per non rattristarlo.

Quell’odore intenso di arancia che avvertiva l’arrivo di Santa Lucia e quel batticuore di paura buona che mi dava spostarmi di stanza in stanza quando sapevo che avrei potuto incontrarla.

La felicità di ricreare le stesse emozioni nelle mie bambine, assieme alle trovate che con il loro papà cercavamo per rendere fiabesca e indimenticabile la loro infanzia.

Il sapore dell’autunno nell’aria del paese e l’espandersi di odore di legna bruciata tra i rigagnoli di fumo grigio che uscivano dai tetti.

La notte di natale con i fiocchi di neve sulle strade argentate solo dalla luna.

Le letterine piene di lustrini con paesaggi invernali sognanti, messe sotto il piatto di papà, nei giorni di festa e quelle scritte solcate con diligenza: “Voglio tanto bene a te e alla mamma e farò sempre la brava” .

Una moto amata e odiata, le corse su strade asfaltate e sterrate, protetta e soffocata fra mamma e papà, con gite su colline e montagne e pic nic su prati verdi pettinati da soffi di vento con tranquilli pascoli brucati da mucche dagli occhi languidi e mammelle piene.

Vorrei mettere dentro la scatola una spilla preziosa che ricordo in modo sfumato, ma che è rimasta fra l’erba di quei prati e che ha fatto tanto piangere la mamma e tornare a cercarla inutilmente il papà, il giorno successivo.

E un toro? Ancora non si sa, ma qualcosa di imbufalito che si mise a rincorrere la mamma in sottoveste rossa mentre si precipitava disperata giù dal versante della collina.

La mia prima cartella blu con le righe nere, buttata solo dopo che il tempo e l’usura totale l’avevano sventrata e il sollievo di quella volta che, ultimo giorno di scuola, all’entrata di casa, l’ho fatta volare fino in fondo al corridoio.

La prima commedia teatrale a cui ho assistito da piccola e che mi ha così coinvolto da credere che fosse tutto vero quello che veniva rappresentato.

Il campo di bocce e il bordo dove passavo le serate della domenica in braccio alla mamma, a tifare per la boccia del papà, che andasse più vicino al boccino di quella degli avversari.

La canzone di “Pinocchio” che cantavo a mio fratello piccolino mentre orgogliosa lo stringevo in braccio e lo facevo saltellare spupazzandolo e soffocandolo di baci.

La visione, a sorpresa, di un ragazzo seduto sul terrazzo, con la testa piegata su un libro, in una tiepida giornata d’estate, e la sua immediata decisione di accompagnarmi a casa, in bicicletta raccontandomi di sé e del prossimo suo futuro.

Una palla di neve, pressata e fredda che in un tardo mattino d’inverno, in una delle mie prime gite indipendenti in montagna, mi è arrivata in faccia come un bolide provocandomi lacrime di dolore di rabbia, ma anche sorpresa per essere stata “mirata” dal ragazzo che in qualche modo aveva già rapito i miei pensieri e che poi si è volontariamente sottoposto alla pena di essere “lavato” per pareggiare e tornare a guardarci senza broncio.

La nebbia magica che avvolgeva, d’autunno, le nostre passeggiate e il vapore dei nostri aliti che si confondevano nell’aria.

L’inebriante profumo delle serate di maggio quando noi ragazzi uscivamo con la scusa del rosario nelle piazzette e poi ci ritrovavamo a chiacchierare e ridere di niente e di tutto.

Un bouquet di roselline e tuberose offerto velocemente il mattino del 2 ottobre e stretto poco dopo fra le mani mentre entravo in chiesa.

Le tortore che hanno volato ben auguranti il giorno delle nozze e che poi ogni mattino si posavano sul davanzale della finestra della camera tubando l’amore loro e nostro.

La felicità di completezza di donna la prima volta che ho stretto al petto ognuna delle mie bambine.

La figura di giovane papà che con tenero amore sostiene il capo della sua piccola nata da poco, mentre nella vaschetta del bagno sgambetta forsennata lavandoci dalla testa ai piedi e facendoci toccare il cielo con un dito.

Dei peluchi bianchi di barba apparsi subito dopo essere diventato papà per la seconda volta e la tenerezza provata per la forte emozione coinvolgente nella stretta delle mani.

Un libro scritto con uno pseudonimo che mi ha coinvolto totalmente e resa orgogliosa di partecipare alla correzione e alla pubblicazione.

I quadri che nel tempo hanno segnato i passaggi di vita.

Le tartarughe che prolificano nel nostro giardino.

I viaggi di emozioni e scoperte.

Le fotografie di noi in casa e nel mondo.

La musica che espande le note nell’aria della nostra casa e che con amore e condivisione mi viene spesso “regalata” per “regalarla”, nei momenti di scuola, ai miei bambini con l’intento di risvegliare in loro le emozioni che hanno già, ma spesso sono sopite.

Gli abbracci caldi protettivi consolatori ricevuti e dati perché possano essere sempre la trama e l’ordito di un tessuto colorato di primavera con cui vestire l’anima in ogni momento.

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