Intervista con Daniele Girardi

20 Nov

the great valley

Oggi abbiamo l’onore di presentarvi Daniele Girardi  e il suo progetto The Great Valley Project , con cui ci ha conquistate ad ArtVerona 2013.

Per approcciare la sua arte vi diamo questi indizi:
“L’equipaggiamento essenziale prevede:
– Nozioni minime di trekking e buschcraft (orienting e adattamento tramite risorse del territorio).
– Attrezzatura base: zaino – sacco letto – indumenti specifici per differenti condizioni climatiche – viveri liofilizzati – acqua (da reperire sul posto tramite torrenti).
– Accessori vari: multitool – bussola – cartografia – foto/video camera digitale – GPS – etc.”

eppure…tutto questo è ARTE.

La curiosità spinge ad un confronto e Daniele è stato così cortese da rispondere alle nostre domande.

Ringraziamo anche La Giarina Arte Contemporanea, galleria di riferimento per Daniele Girardi. http://www.lagiarina.it/

Su tutti i riferimenti sembra che tutto inizi nel 2000 con il trasferimento a Milano e poi si salta al 2006 con i viaggi in America. Non sembra esserci un prima. Come è stato il tuo percorso prima e fra queste due tappe che sembrano fondamentali per te e perchè queste sono le due date distintive che riporti ovunque, quale svolta hanno segnato nel tuo percorso?

Indubbiamente queste sono state due tappe fondamentali che hanno inciso sul mio percorso.
L’inizio è stato abbastanza canonico; ho frequentato l’istituto d’arte di Verona e in seguito l’ Accademia di Belle Arti di Brera, in verità la scelta di proseguire gli studi a Milano è stata dettata da una necessità di interagire  con un altra città che non fosse la mia di origine… insomma un sano preteso per andarmene.
A Milano poi, più che frequentare l’ambiente dell’accademia (che comunque ho portato a termine in qualche modo), ho trascorso quel tempo negli studi degli artisti e frequentato un ambiente per me stimolante culturalmente; non necessariamente nell’ambito artistico ma nell’humus, nel melting pot tipico della grande città.
Poi c’è stato un evento inatteso cioè l’assegnazione della borsa di studio all’ISCP di New York City. Non era per me la prima volta negli State, conoscevo più la west cost in particolar modo San Francisco, dove saltuariamente andavo (due realtà e stili di vita molto diversi).
In quel periodo non ho lavorato direttamente, mi spostavo da una parte all’altra e assorbivo tutto quello che potevo. Ho avuto modo di percepire i grandi spazi e l’idea del continuo movimento mi ha influenzato  ed aperto ad una nuova modalità di pensiero e d’azione.

 i-road“I road” è il frutto del tuo viaggio americano. Mi colpisce la tua descrizione del progetto:
“I road è strada che si fa viaggio. Viaggio come spazio interiore da ripercorrere alla riconquista del proprio io; viaggio inteso, non solo come spostamento nello spazio e nel tempo, ma anche in senso simbolico come tensione verso la conoscenza. E’ nel cammino, nel momento di procedere verso le differenti tappe che scandiscono il percorso creativo dove trovo il momento dell’esperienza più significativo per la ricerca”. Tutti questi input mi portano a chiedermi da dove nasce l’idea, viene prima il viaggio interiore o la strada fisica. Quali strade hai percorso in America? E quando hai fatto il primo passo sapevi sarebbe diventato arte o in quel momento era solamente un inpulso di vita?

Tutto nasce dalle letture, è un movimento ciclico, da qui s’intuisce il mio congiunto rapporto con gli scrittori.
Il lavoro nasce prima dalle suggestioni dei testi che leggo, in seguito quando le pagine esauriscono la loro attrazione, devo riportarla necessariamente in esperienza per poi trasformarsi in una visione.
Il progetto I road è nato proprio così, un’infinita proiezione di un strada nel deserto (in questo caso le high way della Death Valley) da percorrere; percezione e realtà si intrecciano in un unico territorio visivo in cui sogno e verità coesistono.
Quando vivo queste esperienze, non ho mai la concreata certezza di dove mi portano, fondamentale invece, è l’autenticità della fonte.

Dalla strada, primo simbolo dell’uomo che invade la natura passiamo alla Wilderness. Un termine di cui ho cercato una definizione ma che sembra più legato all’interpretazione soggettiva. Cos’è per te Wilderness.

La Wilderness non è solo un luogo ma è uno stato dell’essere, mi affascina e spaventa allo stesso tempo, qui percepisco una fugace e magnetica sensazione di ritorno alle origini. In questa dimensione si riflette una corrispondenza tra paesaggio interiore e paesaggio esterno; in cui quella parte di noi è connessa al potenziale creativo della terra.
Negli ultimi anni del ‘700 l’uomo aveva iniziato a sdoganare l’immagine di questi territori ameni dando origine a un valore estetico riconducibile alla rappresentazione del sublime. Spesso ricado nell’errore di dare una definizione razionale ma finora è uno spazio fisico e sensoriale in cui il numero di domande supera notevolmente in quantità quello delle certezze.

 In “The Great Valley project” l’oggetto diventa la natura incontaminata ma le tue parole riportano sempre ad un viaggio interiore. (“Il vero camminatore deve sapersi staccare completamente dai suoi banali pensieri quotidiani, quindi attua dentro di sè una sorta di tabula rasa che gli permette di entrare in sintonia con le piante, i minerali, gli animali intorno a lui, con la natura tutta nel suo essere incontaminata e selvaggia, In grado quindi di collegare l’individuo con la parte vera di sè stesso.” thoreau). In questo primo step del progetto hai esplorato il territorio incontaminato, sei riuscito a seguire i suggerimenti di Thoreau? Come è stato a posteriori costruire il progetto una volta tornato “a casa”?

Parafrasandolo:
Quanti uomini hanno datato l’inizio di una nuova era della loro vita dalla lettura di un libro”.
Inconsapevolmente seguivo quello che fu per Thoreau il passaggio dalla letteratura/lettura all’esperienza come scrive Franco Brevini nel bellissimo saggio L’invenzione della natura Selvaggia: “In fondo il filosofo di Concord non ha fatto altro che tradurre in un progetto personale di vita modelli culturali, ambientazioni, suggestioni, che già avevano fatto la loro comparsa nella letteratura dei decenni precedenti”.
Nei suoi testi ho trovato un manuale senza tempo; utile per riflettere su questioni apparentemente superate ma estremamente attuali. Diciamo un valido modello di orientamento in quest’epoca multitasking.
Ogni volta che m’immergo in questo territorio, capisco che a casa non ci si torna mai veramente e il progetto cammina passo a passo, avanza, si ferma, si trasforma ed evolve secondo l’esperienza che vivo e che continuo ad alimentare tuttora; anzi ogni arrivo diventa una nuova partenza.

Due grandi progetti che si basano su due grandi viaggi esterni ed interni. Differenze e somiglianze fra i due?

La natura selvaggia, il viaggio, l’elemento fuoco e il processo creativo inteso come modalità esplorativa sono alla base della mia ricerca poetica.
Differente è il campo epidermico d’indagine; ma l’essenza che permane è il respiro del progetto, il tentativo di percorrenza e l’incognita come valore aggiunto. Seppur denominandoli diversamente, sono tappe di un unico grande viaggio, tasselli di un mosaico biologico.

sketch bookVeniamo a “sketch life book”, i quaderni di appunti che diventano opere d’arte, bruciati, consumati, usati. Quello che mi colpisce è la presenza in ognuno di un’unica immagine definibile e le altre pagine solo percepibili e il tutto che riporta come i segni del tempo che passa. Cosa rappresentano per te questi quaderni di vita e vissuti?

Il taccuino ha sempre avuto una parte fondamentale per me, luogo in cui si fissa la prima idea, dove la primigenia suggestione prende forma.
Con il tempo si sono trasformati in un diario visivo in cui congelo una visione e in seguito in un vero e proprio supporto di dialogo con l’ambiente naturale.
Infatti, faccio compiere a questi quaderni un reale percorso; collocandoli anche per mesi incustoditi in qualche sito remoto dell’area selvaggia (in seguito li recupero tramite coordinate satellitari).
Durante la permanenza gli elementi organici scrivono le pagine di questi diari e in un secondo momento spetta a me proseguire il racconto come se fossero scambi epistolari uomo/natura.

Dei tuoi lavori quello che mi colpisce è che sono progetti di vita e sembra quindi quasi di invadere uno spazio privato e personale. I temi che ritrovo sempre sono lo spazio e il tempo. Spazi ampi e/o incontaminati e sconosciuti. Tempo lungo e paradossalmente atemporale, come se si dilatasse anche quello e non fosse definito. Che “rapporto” hai con questi due concetti. Spazio e Tempo.

Posso riassumerne questo rapporto tramite un acuto passo di Sylvain Tesson autore del libro Le foreste siberiane:
L’uomo libero possiede il tempo. L’uomo che controlla lo spazio è solo potente”.
Nelle percorrenze, nel tragitto, perciò nella dimensione che racchiude i valori di spazio/tempo non c’è mai il tentativo di riempire o dominare un luogo ma di esserne un osservatore silenzioso e tentare di rincorrerne il flusso ininterrotto d’immagini. A volte si trasferisce in una memoria (sketch life book) altre nel continuum (videopitture) altre volte rimangono semplici rarefazioni: come in un sogno.

Il tuo percorso parte da un figurativo e si sviluppa in installazioni, video arte, contaminazioni. Quale è a tuo avviso il futuro dell’arte?

A mio modesto parere, m’interrogo su quale sarò il futuro dell’uomo in un’epoca avida d’informazioni. Si consumano e si rigettano troppo velocemente argomenti e immagini senza avere il tempo necessario per interiorizzarli.
Inizialmente più che riflettere sul linguaggio o la modalità di fare arte occorrerebbe coltivare un messaggio autentico, in tal modo da creare conoscenza e tentare di non ricadere in un futile ed effimero esercizio estetico fine a se stesso.

Quali sono i tuoi futuri progetti?

Tendo a limitare il mio numero di azioni per aumentare la profondità di ogni esperienza.

sketch book 2

study

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: